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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi giovedì 17 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Ex Ilva, la Corte d'Appello conferma lo stop all'area a caldo: Cassazione il 20 ottobre

Respinta l'istanza di sospensiva di Ilva e Acciaierie d'Italia: il blocco resta fissato al 28 ottobre. Intanto partono i primi licenziamenti nell'indotto e il governo rinvia il decreto atteso.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Willians Huerta su Pexels

Il 29 agosto avevamo raccontato come il decreto-legge 154/2026 avesse accorciato la durata delle fideiussioni sulle discariche interne senza però toccare il nodo dell’assetto industriale, lasciando fermo il termine del 28 ottobre per lo spegnimento dell’area a caldo (ne avevamo scritto qui). L’11 settembre 2026 quel termine ha ricevuto una conferma giudiziaria: la Corte d’Appello civile di Milano ha respinto l’istanza di sospensiva presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, secondo quanto riporta ANSA. Nella motivazione, la Corte ha scritto che «il diritto alla salute prevale sull’impresa».

La partita non si chiude qui. Cinque giorni dopo, la Corte di Cassazione ha calendarizzato la discussione dei ricorsi straordinari contro il decreto milanese, indicando come data l’udienza pubblica del 20 ottobre 2026 davanti alle Sezioni Unite Civili, come riferisce ancora ANSA. Restano otto giorni tra l’udienza e la scadenza del 28 ottobre: un margine stretto per un eventuale intervento della Suprema Corte prima dello spegnimento degli impianti.

Sul piano occupazionale la vicenda ha già prodotto effetti concreti. Il 4 settembre sono state inviate lettere di licenziamento a 2.500 lavoratori dell’ex Ilva, mentre circa 3.000 dipendenti risultano già in cassa integrazione, secondo quanto documentato da TarantoToday. I numeri riguardano l’indotto e la filiera collegata allo stabilimento, non l’intero organico del gruppo.

Sul fronte governativo, il decreto-legge atteso in Consiglio dei ministri è stato rinviato in attesa della pronuncia della Corte d’Appello sull’istanza di proroga della fermata dell’area a caldo, come conferma PeaceLink. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che il provvedimento è «già confezionato, sarà ripresentato appena avremo la nuova decisione della Corte di Appello».

Con la sospensiva respinta, il calendario giudiziario e quello industriale corrono ora paralleli: la Cassazione deciderà il 20 ottobre, otto giorni prima della scadenza fissata per lo spegnimento dell’area a caldo, mentre il testo del decreto atteso a Palazzo Chigi resta sospeso in attesa di quella stessa decisione.

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