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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi lunedì 14 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Legge elettorale, il Senato approva gli articoli 1 e 5 e rinvia il voto finale al 15

Palazzo Madama ha licenziato il primo articolo della riforma e quello che esonera dalla raccolta delle firme chi aveva un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025. Respinto l'emendamento del Pd sulle firme digitali, approvata la ridefinizione dei collegi di Bolzano. L'esame riprende dall'articolo 6, il testo poi torna alla Camera.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Brett A su Pexels

Il 14 settembre l’Aula del Senato ha approvato l’articolo 1 della riforma della legge elettorale e, poco dopo, l’articolo 5. Gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono stati respinti. L’esame è ripreso nel pomeriggio dall’articolo 6: il provvedimento è composto di nove articoli e il voto finale a Palazzo Madama è previsto per la mattina del 15 settembre.

Del passaggio precedente abbiamo scritto il 12 settembre, quando l’Aula aveva approvato l’emendamento riformulato a prima firma Zedda sulle soglie e sulle firme richieste ai partiti nuovi.

Il contenuto più discusso della giornata sta nell’articolo 5, che esonera dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste chi aveva un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere alla data del 31 dicembre 2025. La data fissa uno sbarramento temporale: vale la composizione dei gruppi a quel giorno, non quella successiva. Le opposizioni hanno tentato di intervenire sullo stesso terreno per via diversa: l’emendamento del senatore del Partito Democratico Andrea Giorgis, che avrebbe consentito la raccolta delle firme in modalità digitale con firma elettronica qualificata, è stato respinto. Restano quindi, per chi non rientra nell’esonero, le sole modalità di sottoscrizione già previste.

È passato invece l’emendamento dei senatori Meinhard Durnwalder e Julia Unterberger, che ridisegna i collegi della provincia di Bolzano. È l’unica modifica al testo approvata nella giornata su proposta di parlamentari esterni ai gruppi di maggioranza nazionale.

Dai banchi dell’opposizione il senatore del Partito Democratico Dario Parrini ha definito l’intervento sulle firme «un’operazione da bari per favorire i candidati del centrodestra». Il senatore di Italia Viva Enrico Borghi ha chiesto alla maggioranza di «attendere la pronuncia della Corte Costituzionale prima che la norma sia resa operativa». Sul seguito di quella richiesta il materiale disponibile non registra al momento una risposta della maggioranza: resta un’obiezione depositata negli atti dell’Aula, non un impegno assunto.

Il calendario è il dato più concreto che esce dalla giornata. Se il voto finale si tiene il 15 settembre come previsto, il testo — modificato dal Senato rispetto a quello licenziato dalla Camera — torna a Palazzo Chigi solo in senso politico, non procedurale: la terza lettura spetta ai deputati, e l’esame alla Camera è calendarizzato dal 28 settembre. Due settimane separano dunque l’eventuale approvazione senatoriale dalla ripresa dei lavori nell’altro ramo del Parlamento. Ogni ulteriore modifica introdotta a Montecitorio riaprirebbe la navetta.

Va segnalata una cautela sui tempi: il voto del 15 settembre è un’attesa calendarizzata, non un fatto compiuto, e la conclusione dell’esame degli articoli dal sesto al nono dipende dal numero di emendamenti ancora in discussione. Il calendario dei lavori parlamentari, come già accaduto in questa stessa vicenda, può essere riformulato.

Allo stato, quindi, restano fermi due elementi verificabili: il Senato ha approvato gli articoli 1 e 5 con la clausola del 31 dicembre 2025 sui gruppi parlamentari, e l’esame alla Camera è fissato dal 28 settembre.

Fonti: ANSA (cronaca dell’Aula del Senato); Agenzia Nova (calendario dei lavori parlamentari).

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