Il Punto cieco: in Congo l'opposizione respinge il referendum costituzionale, e lo fa da Roma
La Repubblica Democratica del Congo ha adottato la legge sul referendum costituzionale contestato dall'opposizione; la coalizione che lo respinge ha firmato la propria dichiarazione a Roma, senza che la notizia trovasse spazio nella stampa italiana.
domenica 1 novembre 2026
In Repubblica Democratica del Congo il clima politico resta fortemente teso dopo l’adozione, da parte dell’Assemblea nazionale, della legge che disciplina lo svolgimento di un referendum costituzionale. Il provvedimento è contestato da una parte importante dell’opposizione, riunita attorno alla coalizione Articolo 64, nota con la sigla C64.
L’opposizione congolese accusa il progetto di referendum di poter consentire al presidente Félix Tshisekedi di candidarsi per un nuovo mandato dopo il 2028, superando i limiti attualmente previsti. In una dichiarazione firmata il 27 ottobre, la coalizione C64 ha annunciato di voler aprire discussioni dirette con il presidente Tshisekedi e con il suo predecessore Joseph Kabila, nel tentativo di trovare un canale di confronto prima di un eventuale voto.
Il dettaglio che rende questa storia rilevante anche per chi legge da qui è geografico, non solo politico: la dichiarazione della coalizione C64 non è stata firmata a Kinshasa, ma a Roma. Una parte del confronto politico su una possibile modifica costituzionale che riguarda il futuro istituzionale di un paese di decine di milioni di abitanti si sta quindi svolgendo, almeno in parte, su suolo italiano, attraverso la diaspora e i canali diplomatici della coalizione d’opposizione.
Al momento della pubblicazione, nessuna delle principali testate italiane risulta aver coperto la notizia. Le fonti disponibili per questa ricostruzione provengono da una rassegna stampa regionale dell’Africa centrale e orientale, da una ripresa di Radio France Internationale e da una testata specializzata in notizie congolesi — nessuna delle quali italiana.
Il criterio di rilevanza non riguarda soltanto la presenza fisica della dichiarazione a Roma. Riguarda anche il fatto che una modifica costituzionale che allunga la permanenza al potere di un capo di Stato è un tema che attraversa, con forme diverse, diversi continenti, e che il luogo scelto per discuterne — una capitale europea, non la capitale congolese — segnala quanto le dinamiche politiche africane passino ormai anche per le città europee, Roma compresa, senza che questo si traduca automaticamente in attenzione mediatica locale.
La vicenda resta aperta: la legge sul referendum è stata adottata, la coalizione C64 chiede un confronto diretto con Tshisekedi e Kabila, e la richiesta di dialogo firmata a Roma il 27 ottobre non ha ancora ricevuto, stando alle fonti disponibili, una risposta pubblica da Kinshasa.